martedì 25 marzo 2008

Crisi nella vita di coppia: il percorso di separazione nella psicoterapia

Arrivare ad essere consapevoli del fatto che l’unione con il proprio coniuge non funziona è un percorso arduo e lacerante, carico della tentazione di trovare smentite al proprio sentire.
Si può arrivare ad accorgersi che il proprio matrimonio non funziona perché non ha mai funzionato oppure perché è giunto ad una sua fine naturale. Una volta raggiunta una visione chiara della crisi, il cammino non è finito ed ha inizio il periodo forse più logorante, durante il quale viene rimandata ogni sorta di decisione. Molte volte accade che una decisione definitiva di separazione venga presa dopo molto tempo di inquietudine e di angoscia; di fatto, quanti sono i motivi che si presentano per volersi separare, altrettante sono le cause di resistenza al distacco che si mettono in moto, altrettanti gli interrogativi, i dubbi e le indecisioni che si affacciano alla mente.

martedì 11 marzo 2008

Pensare al parto...



Una fase delicata, un vero e proprio passaggio: da donna a mamma. Il parto è sicuramente uno dei momenti più importanti della nostra vita. Lo attendiamo con ansia ma anche con timore. E le domande che ci poniamo sono molte: "Ce la farò? Riuscirò a sopportare il dolore? Andrà tutto bene o si presenteranno delle difficoltà?"
La paura del dolore è il timore che provano quasi tutte le future mamme, in particolare alla prima esperienza. Il dolore rappresenta un duplice passaggio: quello del bambino attraverso il corpo della mamma e quello della donna nell'atto di diventare madre... con tutto il carico di gioia ed inquietudine che questa nuova esperienza comporta. La fatica del travaglio e del parto è una sofferenza produttiva, prevedibile, che ha scadenza. Con l'aiuto di una brava ostetrica è possibile assecondarla ed arrivare finalmente all'atteso incontro con il proprio bambino.
Oltre alla paura del dolore, c'è quella di perdere il controllo, di mettersi a piangere o urlare. Dal punto di vista psicologico, richiama il timore che il parto sia un'esperienza troppo forte da sopportare e la preoccupazione di non riuscire ad avere il dominio della situazione, di provare emozioni e sensazioni nuove, senza sapere dove conducano. Gridare o piangere durante il travaglio può essere assolutamente liberatorio. Con la voce o le lacrime si scarica l'energia che si tiene dentro e questo atteggiamento può favorire il travaglio. Trattenersi non serve a nulla e può rendere difficile la dilatazione. Non trattenetevi e fatevi aiutare dal compagno, da un'amica, da vostra madre.

lunedì 10 marzo 2008

Psicoterapia supportiva e bulimia


La psicoterapia di tipo supportivo è di natura meno direttiva e focale di altri trattamenti psicoterapeutici.
Inizialmente è volta ad ottenere una descrizione comprensiva del disturbo alimentare e del suo sviluppo, successivamente, permette l'identificazione delle possibili cause nell'insorgenza del disturbo.
Viene ricercata l'espressione dei sentimenti e delle emozioni connessi alla problematica ....

mercoledì 5 marzo 2008

Ansia nei bambini e in adolescenza

Questo disturbo è caratterizzato da sentimenti pervasivi di preoccupazione o ansia con evidenti sintomi fisici, difficili da controllare e che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno sei mesi.
L'ansia generalizzata viene definito dal DSM-IV attraverso i seguenti criteri:
- ansia e preoccupazione eccessive riguardo ad innumerevoli eventi o attività della vita quotidiana (scuola, lavoro)
- difficoltà nel controllare la preoccupazione
- sintomi quali: irrequietezza, tensione, facile affaticabilità, difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare, alterazioni del sonno (difficoltà ad addormantarsio a mantenere il sonno, sonno inquieto) - l'ansia, la preoccupazione, o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.
Nei bambini e negli adolescenti si manifesta principalmente con preoccupazioni relative agli impegni scolastici o alle prestazioni in generale, come gli impegni sportivi, o gli impegni sociali.
Può essere presente una tendenza al perfezionismo che genera uno stato di tensione, che può causare o un impegno eccessivo o in comportamenti di evitamento.
L'ansia si manifesta in varie forme, per esempio il bambino può presentare un atteggiamento di sfida, oppure essere molto irritabile o vivere momenti di chiusura e isolamento.
Il bambino ansioso vive costantemente un vago sentimento d'oppressione, associato ad un atteggiamento di attesa di un avvenimento vissuto come spiacevole ed imprevisto.
L'angoscia nei bambini trova espressione attraverso il corpo, sotto forma di sintomi somatici, come cefalea, vomito, dolori addominali o agli arti, oppure può diminuire la capacità di attenzione e manifestarsi distrazione e svogliatezza. A partire dalla preadolescenza (11-12 anni) l'angoscia si esprime anche attraverso crisi di collera, atteggiamenti di continua richiesta, alterazioni comportamentali. In questa fase si riscontra una sintomatologia complessivamente più grave, con un maggior numero di sintomi, una maggiore compromissione del funzionamento sociale e personale ed una maggiore e più evidente sofferenza soggettiva.

martedì 4 marzo 2008

L'anoressia, un disturbo del contesto familiare

Una delle difficoltà centrali delle anoressiche è la separazione dalla famiglia, l’ingresso nel mondo degli adulti, le minacce che queste difficoltà pongono al senso di identità personale. Sovente infatti quando una ragazza entra nell’adolescenza, spesso prova sentimenti di inadeguatezza e dipendenza, che rendono molto difficoltoso il processo di distacco dalla famiglia per iniziare una vita autonoma.
La famiglia delle anoressiche non è in grado di affrontare la riorganizzazione della propria struttura al momento dell’adolescenza dei figli.
Le pazienti anoressiche sono solite possedere un legame emozionale distorto con la madre. In queste famiglie il legame madre-figlia tende ad essere particolarmente intenso, spesso in conseguenza di una forte identificazione della madre con la figlia come compensazione di una relazione deludente con il marito: generalmente tale delusione è rimasta inespressa in nome dell’“armonia familiare”; un legame troppo stretto ed un eccessivo controllo da parte della madre possono inibire la ricerca dell’autonomia della figlia.
M. Selvini Palazzoli sostiene che nelle famiglie delle anoressiche il rapporto di coppia dei genitori è caratterizzato, in generale, da rancore, amarezza e profondo risentimento reciproco tra i partner. Questi conflitti non vengono mai ammessi, anzi, sono mascherati da una facciata di armonia e deviati mediante un’eccessiva sollecitudine per i figli.
Già nel 1973 Hilde Bruch, di formazione psicoanalitica, nella pubblicazione del suo libro sui disturbi dell’alimentazione “Eating Disorders” sosteneva che l’anoressia dovesse essere interpretata in termini di sviluppo della personalità globale all’interno del contesto della famiglia.