Il parto naturale: assistito e con epiduraleIl momento del parto è la fase conclusiva della gravidanza ma nelle gestazioni senza rischi ne rappresenta anche uno dei momenti focali. La nostra società ne offre di tutti i tipi: parto naturale, parto indotto, parto cesareo, parto in anestesia epidurale, parto in anestesia spinale, parto in casa, parto in acqua. Non solo dello stato dell’arte riguardo al parto naturale e algesico, ma anche di comprendere a quale tipo di informazioni le donne possono accedere e, attraverso siti di forum sull’argomento, osservare la panoramica sulle loro idee a riguardo. Per esempio è molto difficile trovare siti che offrano informazioni neutrali sulla diatriba “parto naturale o parto con epidurale”: generalmente si cerca di promuovere l’una o l’altra modalità a seconda del modello di riferimento. Il parto naturale non viene descritto rispetto a tecniche, ma i siti parlano del percorso nascita, di ciò che avviene in ciascuna fase alla donna e al bambino (gravidanza, travaglio e parto) e lo qualificano con la descrizione di alcune caratteristiche, a parer loro, “specifiche”: l’accudimento, la relazione, l’assistenza, l’importanza di offrire una cornice accogliente e “famigliare” e, non ultimo, l’importanza di “restituire dignità all’evento e ai sui protagonisti”. Si parla del dolore, letto come percezione soggettiva, come parte integrante dell’evento. Le ostetriche connotano il dolore come elemento naturale e vitale, importante per la crescita. In particolare il dolore sperimentato e vissuto come soggetti sani durante il parto è un elemento che si può provare ad affrontare con il supporto, l’assistenza, la relazione, l’accudimento, il sostegno, il rinforzo, le attenzioni dell’ostetrica, per poter vivere la complessità e l’interezza dell’esperienza, senza rischiare di perdere la dimensione consapevole della nascita come “creazione” del proprio corpo. I siti dedicati invece al parto algesico, inquadrato anch’esso come “parto naturale”, non descrivono le caratteristiche di cui sopra, ma si concentrano solo sull’uso dell’anestesia come tecnica. Parlano nello specifico di epidurale e la definiscono come “sicura ed efficace per controllare il dolore del travaglio e del parto. Tale tecnica determina in pochi minuti la scomparsa del dolore, lasciando inalterate tutte le altre sensibilità, compresa quella delle contrazioni uterine che continuano ad essere percepite in modo non doloroso. Inoltre i siti contengono un’ampia descrizione delle procedure, dei vantaggi e delle eventuali complicanze che potrebbero verificarsi in seguito all’anestesia. Le complicanze esplicitate riguardano generalmente i tipici effetti post operatori (cefalea, nausea, etc.). Tuttavia analizzando i siti di forum d’opinione sul tipo di parto, si possono raccogliere testimonianze di donne che hanno “rischiato conseguenze permanenti” in seguito a “piccoli errori di anestesia”, in tali casi il parto è stato lungo e doloroso. Abbiamo anche potuto ricostruire, consultando un’indagine dell’ISTAT dell’aprile 2005, che ha coinvolto oltre 2 milioni e mezzo di donne, una panoramica dello stato dell’arte sul tema: “Gravidanza e parto”. L’indagine evidenzia che le donne in Italia godono di un buon livello di assistenza in gravidanza nonché una marcata consapevolezza rispetto al tema del parto, che subisce una ulteriore tendenza alla “medicalizzazione” e di sovrautilizzazione delle prestazioni diagnostiche rispetto all’indagine del 1999 – 2000. L’Italia è il paese con il più alto numero di parti con taglio cesareo dell’Unione Europea: la percentuale è pari al 36,9% nel 2003, oltre il doppio della quota massima del 15% raccomandata nel 1985 dall’OMS. Il parto cesareo è una pratica utilissima, ma ha anche indicazioni abbastanza precise: complicanze durante la gravidanza (la preeclampsia, per esempio), condizioni particolari della gestante e, statisticamente, l’età della partoriente, soprattutto se alla prima gravidanza (primipara). Invece sta diventando un’alternativa ai dolori del parto. C’è chi sostiene che alla base di tanta “cautela” (dato per assodato che nessun medico proponga ad una donna un cesareo del tutto superfluo) vada evidenziato il fatto che il rimborso che la struttura sanitaria (pubblica o privata) riceve dalla Regione è superiore per il parto chirurgico rispetto a quello naturale. È pur vero che con il cesareo non vi è la possibilità di traumi per il neonato, possibili invece con quello naturale. Ma il cesareo non deve rappresentare il rimedio al dolore del parto. Tant’é che le nuove politiche del Ministero della Sanità sembrano orientate ad arginare questo “iper-cesareismo” con una promozione del parto naturale anche attraverso l’anestesia epidurale tra i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) cioè tra le prestazioni che tutti i servizi sanitari regionali hanno l’obbligo di garantire, se necessari. Durante alcune interviste svolte durante corsi di preparazione al parto quello che principalmente emerge dall’analisi delle opinioni delle donne è il bisogno di informazioni obiettive per poter fare una scelta libera, davvero consapevole.
Fonte: www.istat.it

2 commenti:
Farei molta attenzione nell'uso della parola "anestesia epidurale" perchè questa configura una vera e propria Anestesia, sia pure locoregionale, con la quale si possono fare grossi interventi chirurgici. Suggerirei, quindi, di parlare più correttamente di Analgesia Epidurale che è cosa assai diversa. C.Panizzi
La ringraziamo per l'attenzione con cui ha letto i nostri articoli. Il confronto con altri professionisti è ben accetto, così come i commenti dei nostri lettori ci stimolano a nuove riflessioni.
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