**** BUONE FESTE ****


Lo Studio di Psicologia LIBERA-mente



vi augura



BUONE FESTE



e un



FELICE ANNO NUOVO.

EDUCARE... IN ADOLESCENZA

Possiamo definire l’affettività dell’adolescente il mondo popolato da sentimenti ed emozioni che riguardano la sfera delle relazioni sociali, familiari, sentimentali ed amicali caratterizzate da una particolare intimità.
Un corretto e completo sviluppo dell’affettività e l’elaborazione di eventuali traumi o carenze affettive è fondamentale per la maturazione del ragazzo, in particolare in relazione allo sviluppo dell’autostima e della sessualità nell’età adolescenziale.
Questa fase di transizione tra l’infanzia e l’età adulta inoltre può risultare faticosa per la possibile insorgenza di problemi legati all’immagine del sé, dovuti alla totale adesione ai modelli estetici proposti dalla società occidentale. Ne consegue una scarsa accettazione della propria corporeità che può sconfinare in disturbi alimentari, comportamenti devianti, o psicopatologici.

L’adolescente con un sano ed appropriato sviluppo della propria personalità possiede:
· autostima rispetto alle proprie capacità
· conoscenza del proprio apparato emozionale
· accettazione delle proprie trasformazioni fisiche e psichiche
· adeguatezza relativa alla relazione di coppia
· adeguatezza relativa ai rapporti amicali
· adeguatezza relativa ai rapporti famigliari.

L’obiettivo di un percorso psicoterapeutico, intrapreso in questo periodo critico dello sviluppo, è prevalentemente quello di lavorare nell’ottica della prevenzione e della cura del disagio giovanile.

La depressione

Da qualche anno a questa parte è di uso comune utilizzare il termine "depressione" intendendo con ciò qualunque tipo di disturbo riguardante la sfera psichica, di qualsiasi genere.
La depressione è, in realtà, qualcosa di ben preciso e connotato: si tratta di un disturbo del tono dell'umore.
Il tono dell'umore è una funzione psichica importante nell'adattamento al nostro mondo interno e a quello esterno. Ha il carattere della flessibilità, vale a dire che flette verso l'alto quando ci troviamo in situazioni positive e favorevoli, flette verso il basso quando ci troviamo in situazioni negative e spiacevoli. Si parla di depressione quando il tono dell'umore perde il suo carattere di flessibilità, si fissa verso il basso e non è più influenzabile dalle situazioni esterne favorevoli.

La depressione è caratterizzata da alcuni sintomi, di cui l'abbassamanto del tono umorale è una condizione costante. Nelle fasi più lievi o in quelle iniziali lo stato depressivo può essere vissuto come incapacità di provare un'adeguata risonanza affettiva o come spiccata labilità emotiva. Nelle fasi acute il disturbo dell'umore è evidente e si manifasta con vissuti di profonda tristezza, dolore morale, disperazione, sgomento, associati alla perdita dello slancio vitale e all'incapacità di provare gioia e piacere. I pazienti avvertono un senso di noia continuo, non riescono a provare interesse per le normali attività, provano sentimenti di distacco e inadeguatezza nello svolgimento del lavoro abituale. Tutto appare irrisolvibile, insormontabile, quello che prima era semplice diventa difficile, tutto è grigio, nulla riesce a stimolare il minimo interesse.

Occorre fermarsi, riconoscere ed accettare lo stato di crisi.

Occorre fermarsi e chiedere aiuto.

Occorre fermarsi e farsi aiutare da persone specializzate.

Il percorso è faticoso e lungo, ma vale la pena intraprenderlo... per stare meglio.
vedi anche: DEPRESSIONE

25 novembre. Giornata internazionale contro la violenza alle donne

Anche quest’anno, iniziative, interventi, mobilitazioni si levano contro un fenomeno considerato dai più sempre più intollerabile, ma che si ripete inesorabilmente in tante forme e in tutto il mondo.

“Negli ultimi dieci anni dall’Assemblea generale in cui si è stabilita una Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’impegno della comunità internazionale è cresciuto” tuttavia “resta molto lavoro da fare” si legge nel messaggio del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon. In ogni Paese, osserva, “donne e bambine continuano ad essere afflitte da violenze e sofferenze enormi. La violenza impedisce lo sviluppo, genera instabilità e rende ancor più difficile il raggiungimento della pace. Bisogna trovare i colpevoli di tali violazioni” e “ascoltare e sostenere le vittime”.
Ban Ki definisce “crimini ingiustificabili” lo stupro, la violenza domestica, il traffico sessuale, i cosiddetti crimini d’onore e le mutilazioni genitali femminili, e richiama la campagna Say NO – UNiTE to End Violence against Women che l’ONU ha lanciato nel 2008 e che ha già raccolto cinque milioni di adesioni.
Il piano delle Nazioni Unite prevede entro il 2015 leggi più incisive, interventi multisettoriali, misure preventive, raccolta di dati, con uno sforzo sistematico per affrontare la violenza sessuale nelle situazioni di conflitto. Il giorno precedente, a New York, il segretario generale ha presentato il progetto Network dei leader maschili, che invita le personalità dei vari paesi ad unirsi per combattere la violenza sulle donne in ambito globale.
"L'avviamento del piano mira ad invitare tutti gli uomini del mondo ad entrare nelle nostre file, infrangere il silenzio e non assistere più in un angolo alle violenze sulle donne e sulle bambine, intervenendo e chiamando ad alta voce. Uniamoci per cambiare gli atteggiamenti che originano, permettono e tollerano questo tipo di violenza. Solo quando tutti i maschi, sia uomini che ragazzi, rifiuteranno di tollerare questi comportamenti, la violenza sulle donne potrà essere eliminata".
ll network comprende personalità politiche, religiose e della cultura: tra i primi uomini chiamati a farne parte, l'arcivescovo del Sudafrica Desmond Tutu, il premier spagnolo Zapatero, lo scrittore Paolo Coelho e il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini.
Quasi rispondendo in diretta, il capo del Dipartimento Pari Opportunità Isabella Rauti ha annunciato che è “alla stretta finale" il primo Piano nazionale antiviolenza e antistalking del governo, con un finanziamento di 20 milioni di euro per il 2010 (Fonte: www.kila.it).
vedi anche: violenza domestica
... guarda video su violenza alle donne

La terapia dell'attacco di panico

Il panico è la forma estrema della paura. E’ una reazione che coinvolge i nostri sensi
e le nostre viscere fino ad arrivare ad influenzare la nostra mente. Le funzioni fisiologiche dell’organismo quali il battito cardiaco, il ritmo respiratorio e la sudorazione arrivano a raggiungere livelli estremi.
Le sensazioni di alterazione che la persona sperimenta innescano pensieri e convinzioni minacciosi; questi pensieri agiscono producendo ulteriori reazioni di allarme all’organismo che conducono ad ancora maggiori alterazioni psico-fisiologiche. Tale dinamica circolare conduce al “cortocircuito” mentale e psico-fisiologico che è l’attacco di panico.
E’ proprio tale rapida escalation d’eventi che porta alla sensazione di perdita totale di controllo. Tale esperienza viene vissuta come “paura di morire o di impazzire” come se ci fosse una forza oscura che conduce a fare cose al di là della propria volontà.

L’approccio terapeutico del disturbo da attacco di panico è rappresentato dalla possibilità di modificare le usuali reazioni alla paura (spesso disfunzionali). La persona è aiutata a comprendere e a razionalizzare la disfunzionalità delle sue rappresentazioni mentali e gradualmente ad affrontare le situazioni tanto temute fino a padroneggiarle.
Il meccanismo della terapia è incoraggiare la persona ad interrompere la tendenza all’evitamento dell’oggetto fobico e contemporaneamente bloccare le richieste di aiuto e protezione da parte degli altri (anch’esse spesso ostacolo al cambiamento). In questo modo si aiuta la persona a trovare nuovi significati alla pericolosità di certe situazioni o di determinate sensazion psico-fisiologiche.
vedi anche: disturbi d'ansia

La depressione del terzo mese

La DEPRESSIONE è più frequente nelle donne giovani. In quelle con basso livello culturale e in quelle che non hanno desiderato la gravidanza. Se poi si manifesta durante la gravidanza e nel puerperio è un male sottile che può diventare anche grave. I dati sono confermati da un recente studio presentato dal professor Mario Maj, direttore del dipartimento di Psichiatria della Seconda università e presidente della società mondiale. Talvolta sottovalutata e maldestramente ritenuta quasi fisiologica, la comparsa di un quadro depressivo è abbastanza frequente durante la gravidanza. Maj e la sua équipe hanno esaminato 1045 donne di età compresa tra i 18 e i 45 anni, di cui il 21,8 per cento primipare. Il campione napoletano era rappresentato da 125 unità. Tutte sono state valutate al terzo mese di gravidanza e, se risultate positive ad un primo screening, sono poi state intervistate per evidenziare l'eventuale presenza di manifestazioni o esperienze soggettive di tipo depressivo. Lo stesso monitoraggio è stato ripetuto a distanza di un mese dal parto. I risultati hanno rivelato la presenza di sintomi depressivi clinicamente significativi al terzo mese di gravidanza nel 10,7 per cento dei casi, mentre nel primo mese dopo il parto, la sindrome depressiva coinvolgeva il 10.3 per cento delle donne. «Quelle con esperienze di tipo depressivo», osserva il docente, «erano a maggior rischio di partorire un bambino sottopeso e di non allattare al seno». Una depressione non adeguatamente curata può avere conseguenze sia sulla madre (alimentazione inadeguata, abuso di sigarette e alcol), sia sul decorso stesso della gravidanza (maggior frequenza di parto pretermine). «La depressione vera e propria», aggiunge Maj, «non va confusa con il "postpartum blues" (nel linguaggio comune, "lacrime del latte"), cioè con quel periodo di labilità emozionale con tendenza al pianto a cui va incontro oltre il 50 per cento delle donne. Questo è davvero fisiologico per vari fattori ormonali e si manifesta in genere 3-4 giorni dopo il parto per risolversi spontaneamente in breve tempo». Molto più rara è la psicosi puerperale (0,1-0,4 per cento) che ha in genere un esordio acuto nelle prime tre settimane dopo il parto e si manifesta con agitazione, rapide fluttuazioni dell'umore, disorganizzazione del pensiero, comportamento bizzarro, allucinazioni uditive e deliri: «Nel 4-5 per cento dei casi il quadro gravissimo può portare all' infanticidio e/o al suicidio».
vedi anche: DEPRESSIONE

SPORTELLO D’ASCOLTO PER IL DISAGIO PSICOLOGICO IN AMBIENTE DI LAVORO

PERCHE'?

Suscita sempre maggiore interesse la problematica relativa al disagio sul lavoro; influenza la vita delle persone ed esce dalle mura dell’ufficio arrivando fino a quelle domestiche. Per “disagio” lavorativo si intende qualsiasi situazione o condizione oggettiva ascrivibile o imputabile al mancato o cattivo funzionamento della struttura (intesa sia in senso fisico che organizzativo).
Il malessere nel contesto lavorativo non è un problema solo per l'individuo che lo subisce, ma anche per l'organizzazione in cui l'individuo si colloca: ne mina le basi limitando le opportunità di crescita dell’organizzazione stessa.
In aggiunta alla prevenzione delle varie forme di disagio sul luogo di lavoro è utile verificare anche la presenza di eventuali problematiche di mobbing. Ci si riferisce in generale alla situazione in cui un individuo è fatto oggetto di continui atti che si configurano come comportamenti di grave, o comunque illegittimo, abuso emotivo e psichico della vittima. Il mobbing si presenta come una forma di molestia o di violenza di tipo morale e psicologico piuttosto che fisico.

A CHI SI RIVOLGE?
Presso il centro LIBERA-mente è aperto uno Sportello di ascolto del disagio sul lavoro a cui potranno coloro che sentano il bisogno di uno spazio neutro in cui trovare ascolto e sostegno psicologico rispetto alle dinamiche lavorative.
Lo Sportello d’Ascolto sarà gestito da un psicoterapeuta del centro LIBERA-mente, esterno alla realtà lavorativa in cui viene vissuto il disagio, che potrà eventualmente indirizzare ad altri servizi, interni o esterni.

COME E QUANDO?
L’accesso allo Sportello avviene fissando un appuntamento alla segreteria del centro LIBERA-mente, attiva dal lunedì al venerdì con orario 9-18, con la garanzia della riservatezza e dell’anonimato.
Lo Sportello analizza quindi le richieste e procede ad un percorso articolato in tre colloqui di ascolto, consulenza e valutazione, che avvengono in orario concordato tra il lavoratore e il consulente, prima di procedere ad un’eventuale percorso.
Lo Sportello sarà aperto dal mese di Novembre nei locali dello studio di Psicologia LIBERA-mente, con cadenza settimanale, previa prenotazione telefonica al 340-77.64.899 o tramite e-mail scrivendo a: studio.torino@gmail.com.
vedi anche: MOBBING

Salone del divorzio, della separazione e della vedovanza

PARIGI - Il divorzio, istruzioni per l'uso: potrebbe essere questo il titolo del Salone che si è svolto a Parigi. Dopo un esperimento nel 2007 in Austria, arriva infatti il primo "Salone del divorzio, della separazione e della vedovanza". Un formidabile mercato in un paese in cui quattro coppie su dieci, dopo essere passate davanti al sindaco, passano davanti a un giudice per mettere fine all'esperienza. E gli organizzatori intendono mettere a disposizione di separati e separandi tutta gli strumenti necessari per superare la prova.
I 1.800 metri quadri dell'esposizione saranno divisi in cinque zone: questione giuridiche, psicologia, immagine di sé, immobiliare, turismo. Gli organizzatori hanno pensato proprio a tutto; una coppia che si disfa sembra avere bisogni largamente superiori a quelli di una coppia che si unisce (due cuori e una capanna, in genere, dovrebbero bastare). La prima necessità, ovviamente, è quella di avere a disposizione dei giuristi, avvocati e notai: per dirimere i litigi e negoziare le questioni patrimoniali, che non sono mai un problema tranne quando si comincia a discuterne sul serio. E un buon motivo c'è : almeno metà dei divorzi non sono consensuali. Secondo capitolo, la psicologia: la rottura non è mai facile da superare e spesso le ossa rotte sono tante per tutti, mogli mariti e figli. Una volta messa a posto la testa, si potrà pensare al corpo: è la sezione chiamata, pudicamente, immagine di sé. Negli stand si troveranno specialisti di chirurgia estetica, dermatologia, istituti di bellezza. Come a dire che a una certa età non si trova un nuovo partner senza fare qualche sforzo in campo estetico. Più scontata la presenza degli agenti immobiliari nel quarto polo e quella delle agenzie di viaggio nel quinto: il problema dell'alloggio è reale al momento della rottura, un viaggetto può servire a trovare una nuova fiamma.
Pur non nascondendo i suoi fini commerciali, il salone dovrebbe rispondere anche a una reale richiesta, allo smarrimento di molte persone di fronte alla rottura. I bambini di oggi, insomma, crescono in un mondo di famiglie composte, sfasciate e ricomposte secondo configurazioni quanto mai varie. Non sorprende dunque l'osservazione fatta a un'amichetta da una ragazzina di dieci anni, invitata alle nozze d'oro dei nonni : "Sai ? I miei nonni festeggiano cinquant'anni di matrimonio. E non hanno mai divorziato !". Storie davvero d'altri tempi.


La fine della relazione di coppia

I sentimenti che si sperimentano di fronte alla chiusura di un rapporto di coppia, soprattutto quando lo si subisce, sono legati alla tristezza e alla solitudine, alla paura e alla rabbia... Stati d'animo che rendono inquieta la notte e apatica e priva di interesse la vita durante il giorno.
La persona si sente come bloccata in una specie di "limbo" o di "stato altro" in cui le cerezze e la solidità raggiunte nel rapporto di coppia vengono a mancare e si sperimenta una sensazione di precarietà e di fragilità.

Ciò che produce sofferenza è la sensazione di abbandono e di profonda solitudine derivante dal fatto che la persona non si senta più amata come prima e non occupi più un posto privilegiato nella vita dell'altro. Raggiungere questa consapevolezza ed accettare di non essere più "unici" per l'altro è, in molti casi, molto difficile; ci sono dei processi psicologici che consentono alla persona di proteggersi dal rischio di "sapere di non essere più amati" attraverso un graduale ed inconsapevole processo di negazione. Tali meccanismi aprono il campo ad una fase di ambivalenza e di ambiguità del rapporto di coppia e con ciò la confusione aumenta e così pure i fraintendimenti e la sofferenza.

Diventa allora importante, attraverso un percorso psicologico graduale e delicato, definire la relazione che si è appena interrotta. Quando una relazione conclusa è definita in maniera chiara da entrambi ciò rappresenta il primo passo nel processo di separazione psicologica e di autonomia ed emancipazione dall'altro.

La crisi in un rapporto di coppia

Il deterioramento del legame affettivo si verifica quando uno o entrambi i coniugi diventano incapaci di realizzare una vera "comunità di vita e di amore" e quindi non riescono più a provare quella "gioia di vivere insieme", che presumibilmente avevano provato durante la fase della luna di miele; anche perchè la natura più profonda dell'io non si realizza nel rapporto della persona con se stessa, ma in quello tra due partner.
Un rapporto di coppia va in crisi e rischia di fallire quando i partner, anzichè la gioia di vivere insieme, sperimentano a causa di conflitti irrisolti e/o di traumi non sufficientemente elaborati, il deterioramento del rapporto coniugale, con sentimenti di collera, disperazione, odio, avversione reciproca. Quando un matrimonio inizia la fase del deterioramento, la noia e spesso anche l'odio, prendono il posto dell'amore e anche la delusione diventa un ingrediente essenziale per il distacco o il rifiuto emotivo.
Questa condizione di guerra coniugale provoca il desiderio di interrompere la convivenza per liberarsi dalla trappola matrimoniale, entro un periodo la cui lunghezza varia in funzione dell'intensità e della frequenza dei litigi, della capacità di sopportazione dei partner, della loro disponibilità ad intraprendere un percorso terapeutico. Non tutte le coppie che vivono un momento di crisi chiedono aiuto ad un professionista. Spesso quando la collera che provano i coniugi è tanta, il desiderio più forte è quello relativo ad una separazione; ma le scelte migliori sono quelle che le persone compiono usando la pancia, il cuore e la testa, e sovente, quando domina l'ira, domina solo la pancia...