Balbuzie (seconda parte)

Da cosa deriva la balbuzie?!

Si pensa che la balbuzie dipenda dal fatto che i balbuzienti hanno due centri del linguaggio, uno a destra e uno a sinistra, che invece di agire in armonia vanno in conflitto fra loro per la predominanza sulla parola che si sta per pronunciare, cosicché la persona balbetta. Per capire questo fenomeno bisogna riflettere sul fatto che mentre leggiamo è come se le parole venissero pronunciate nella nostra testa. Se proviamo a leggere senza sentire dentro di noi le parole non ci riusciamo parchè il centro adibito al controllo del linguaggio che si trova nella metà sinistra del cervello è sempre in collegamento con il centro dell'udito.
Ma come nasce la balbuzia?

Molti psichiatri sostengono che alla base ci sia un rapporto difficile con i genitori. I luoghi di socializzazione esterna possono costituire un fattore scatenante della patologia. La balbuzie sarebbe in questo caso un meccanismo di difesa allo stesso tempo attirando l'attenzione e l'interessamento di un adulto.
Un’altra teoria dice che la balbuzie sia fisiologica. Accadrebbe cioè che i centri celebrali del pensiero e quelli che coordinano l'articolazione delle parole non risultano sincronizzati, cosicché la parola non riesce a star dietro al pensiero troppo veloce.
Talora la malattia si risolve con l'età, ma nei casi gravi l'intervento di un logopedista ottiene una guarigione completa nel 25% dei casi, e comunque notevoli miglioramenti negli altri. L'importante è agire velocemente non facendo pesare al bambino il suo disturbo. Dall'adolescenza in poi i margine di guarigione si fanno più bassi, e spesso la balbuzie si complica con l'aggiunta di tic nervosi con tutto ciò che ne deriva a livello sociale. In questi casi è utile l'intervento anche di uno psicologo.

Balbuzie (prima parte)

La balbuzie e sue problematiche

La balbuzie è un disturbo del linguaggio che viene definito di origine prettamente psicologica. I soggetti che soffrono di balbuzie, parlano in modo esitante ripetendo le parole o parti di esse o prolungando le sillabe. Da ciò dipende una situazione, per la persona affetta e per gli ascoltatori, di forte disagio.

Il disagio fa generalmente aggravare il problema.

Solitamente lo specialista delle balbuzie è il logopedista.
Abitualmente la balbuzie viene considerata un disordine del linguaggio, ma è in realtà una condizione estremamente complessa, che non si limita alla ripetizione dei suoni.

La balbuzie è spesso descritta come una sorta di iceberg, del quale il disordine del linguaggio non è che la punta.
Esistono tutta una serie di atteggiamenti comportamentali che generalmente si riscontrano in una bambino o una persona che vive questo disagio, per es.: chi è balbuziente tende a non guardare negli occhi gli interlocutori. Spesso balbuzienti hanno una respirazione irregolare e tendono a parlare con poca aria nei polmoni o addirittura senza. Alcuni sostituiscono le parole più temute con sinonimi, altri ancora utilizzano parole rassicuranti per “limitare i danni”.
Oltre alle problematiche comunicative molti balbuzienti manifestano sentimenti e percezioni negative in relazione alla loro balbuzie e a se stessi come vergogna, colpa, frustrazione e un abbassamento dell’autostima unita ad un sentimento di inadeguatezza.
Tutti questi elementi nascosti del fenomeno balbuzie tendono a peggiorare i disordini del linguaggio ed una terapia che punti esclusivamente sul meccanismo del linguaggio è destinata a fallire. Solo un approccio olistico e globale, che affronti tutti gli aspetti del problema, può eliminare completamente la balbuzie.

Psicologo, psicoterapeuta, psichiatra: a chi rivolgersi?

La persona che soffre di un disturbo psicologico molto spesso non sa come curarsi e a chi rivolgersi.

Esiste molta confusione nel definire le competenze e gli ambiti di intervento di psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e neurologi.
La confusione aumenta maggiormente se si deve decidere autonomamente sul tipo di psicoterapia da intraprendere.

Esistono molti tipi di psicoterapie ed ognuna di esse può essere maggiormente indicata per un determinato sintomo o per un determintato soggetto.

Per facilitare la scelta verso il tipo di terapia e lo psicoterapeuta più idoneo per il soggetto e per il tipo di disturbo presso il Centro LIBERA-mente di Torino è possibile avvalersi della figura del CONSULENTE PSICOLOGICO.
Lo psicologo inoltre è in grado di far maggior chiarezza sui diversificati ruoli ed ambiti di intervento delle diverse figure professionali che operano in campo "psichico".
Per ottenere una consulenza psicologica in merito al percorso da intraprendere contatta il Centro LIBERA-mente di Torino al numero di telefono 340-77.64.899 o via e-mail: studio.torino@gmail.com

Il Trauma Cranico… (seconda parte)

Tipi di trauma cranico e sua riabilitazione.

Il danno da TC può essere focale ovvero confinato ad una area del cervello, oppure diffuso, e coinvolgere più di una zona.
Generalmente quando avviene il trauma il cervello si agita all’interno della scatola cranica e può danneggiarsi nell’urto, poiché le ossa del cranio all’interno non sono lisce la frastagliate, in alcuni punti; oltre a ciò allungandosi in avanti e indietro si stiracchiano i fasci che uniscono il cervello al sistema nervoso creando quello che si chiama Danno Assonale Diffuso.
Un TCE può generare una lieve o grave perdita di coscienza o coma nei casi via via più gravi.
Al risveglio il traumatizzato è generalmente rallentato e disorientato e a seconda del focolaio del trauma può manifestare deficit fisici, comportamentali o neuropsicologici.
Il danno comportamentale è spesso collegato ad un trauma frontale che può comportare un’altra serie di disturbi come la difficoltà a astrarre, a risolvere problemi, a comprendere il significato di gesti e comportamenti, insomma tutto ciò che rientra nelle funzioni superiori.
Il danno in altre zone può comportare in maniera più marcata disturbi della sfera linguistica, della memoria, della prassia, del riconoscimento, ecc. Generalmente i danni sono distribuiti e difficilmente ad un trauma corrisponde un danno specifico.
Anche se generalmente dopo un incidente le famiglie e i parenti tendono ad “accontentarsi” della salute fisica del proprio congiunto, il danno cognitivo non deve essere trascurato.
È importante cominciare al più presto una riabilitazione neuropsicologica per recuperare le funzioni danneggiate e affiancare a ciò un supporto psicologico sia per il soggetto traumatizzato sia per la famiglia, che spesso fa fatica ad accettare i cambiamenti che un trauma comporta.
Secondo studi fatti è possibile recuperare le funzioni entro due anni dal trauma. Dopo il cervello si ri-assesta e per così dire “impara a fare senza” e difficilmente si riesce ad ottenere un recupero totale. È tuttavia sempre possibile insegnare strategie per ovviare i deficit e imparare metodi anche divertenti per riabilitare a casa il nostro parente incidentato.

ENDOMETRIOSI:una possibile causa di sterilità femminile?

L’ENDOMETRIOSI è una malattia che può colpire le donne in età fertile a partire dall’adolescenza. Si parla di endometriosi quando un tessuto simile all’endometrio (tessuto che riveste la superficie interna dell’utero) si forma e cresce in una zona “anomala” cioè diversadalla normale sede dell’utero (come ad esempio le ovaie, il peritoneo, i legamenti uterosacrali e il settoretto-vaginale).
Tali formazioni possono essere causa di dolore, di infiammazioni edi altri fastidi.
I sintomi possono diventare cronici e accompagnare la donna, specie durante le mestruazioni, per tutto il periodo riproduttivo. L’endometriosi può divenire invalidante dal punto di vista fisico e psichico e può incidere sulla qualità di vita con ripercussioni a livello sociale e personale.

È una malattia largamente sottovalutata in quanto solo una bassa percentuale di donne che ne soffre sa di esserne affetta.

Conoscere l’endometriosi è il primo passo del percorso di cura.

Una pronta diagnosi e il trattamento tempestivo possono migliorare la qualità di vita e prevenire l’infertilità che può insorgere nel 30-40% dei casi di endometriosi.


Quello che non so di me… lo posso conoscere.

Presta attenzione ai sintomi, consulta il tuo medico o il tuo ginecologo.

Il Trauma Cranico… (prima parte)

... da non trascurare troppo

Cos'è il trauma cranico
Spessissimo può capitare di sbattere violentemente la testa contro un oggetto… la maggior parte delle volte un paio di massaggi e tutto passa, ma non è sempre così: la botta in testa, detta Trauma Cranico, non sempre va trascurata.
I traumi cranici sono semplicemente le lesioni della testa e avvengono quando un trauma improvviso causa danno cerebrale.
Generalmente per trauma cranico si intende il danno traumatico cioè quello che può derivare da un caduta, uno botta, uno scossone, ecc. I sintomi del trauma cranico possono essere lievi, moderati, oppure gravi, dipendendo dall'estensione del danno al cervello.
Alcuni traumi non com portano nessuna conseguenza mentre altri possono portare con se danni importanti e duraturi.
Il trauma cranico lieve è il più diffuso; in questi casi il paziente può rimanere cosciente o a volte può perdere coscienza per pochi secondi o minuti, a volte ci si sente strani oppure compaiono alcuni sintomi come: cefalea, sonnolenza, ronzio all’udito, vomito, debolezza ad un braccio o ad una gamba, e tutta un’altra serie di altri segnali che devono metterci in allarme nel caso in cui ci sia stato un qualunque trauma alla testa.
In particolare i bambini piccoli con trauma cranico moderato o grave possono mostrare alcuni dei precedenti segni, ed altri specifici dei bambini, come: pianto persistente, impossibilità ad essere consolati, e/o rifiuto a bere, essere allattati o mangiare .
Nel caso, è sempre raccomandato un rapido soccorso e un intervento medico.
La maggior parte dei TC sono dovuti a incidenti su automobili, biciclette, moto, o come pedoni.

... segue ...

Alcohol prevention day 2009

Sempre più adolescenti alla ricerca dello sballo

Nove ragazzi su 10 bevono in discoteca o nei pub durante il week end e molti, troppi alla ricerca di uno sballo a basso costo. Un’esperienza che coinvolge il 64,8 % dei ragazzi e il 34% delle ragazze con un allarmante picco per i minorenni: il 42% dei ragazzi e il 21% delle ragazze che bevono sino ad ubriacarsi ha meno di 18 anni. Un numero superiore rispetto ai 19-24enni che si ubriacano (il 19 % dei maschi ed il 9 % delle femmine) e dei meno giovani, quelli oltre i 25 anni di età (il 7,5 % dei maschi ed il 5,5 % delle femmine) tra cui si registra la più elevata percentuale di sobri quasi a dimostrare che con l’età si mette giudizio. I ragazzi bevono in media 4 bicchieri di alcol, 3 le ragazze.

Gli under 18 fanno registrare addirittura un record in questa cattiva abitudine: 4 bicchieri e mezzo i maschi, inaspettatamente 6 le femmine. Aumentano di pari passo i policonsumatori, coloro cioè che in una sola serata bevono birra, whisky, gin e tequila, insomma bevande ad alta gradazione. Senza disdegnare il vino, che torna di moda nello sballo del sabato sera, scelto soprattutto dalle giovanissime. Colpa dell’accresciuta disponibilità e accessibilità delle bevande alcoliche da parte dei giovani, complici l’abbassamento dei prezzi nelle occasioni di happy hours, la pubblicità e le strategie di marketing.
A scattare questa fotografia dell’uso e abuso di alcol tra i giovani è, per il terzo anno consecutivo, la ricerca "Il Pilota" dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) nel decennale delle attività istituzionali e presentata oggi in occasione dell'Alcohol Prevention Day 2009 .





MAGGIO DI INFORMAZIONE PSICOLOGICA

COS’E’ E COME SI SVOLGE
Il MIP, Maggio di Informazione Psicologica è un’iniziativa di Psycommunity, la comunità virtuale degli psicologi italiani che si impegnano, a titolo volontario, a promuovere eventi e manifestazioni culturali inerenti la psicologia.
Il MIP, che avrà luogo per il secondo anno consecutivo, si pone gli obiettivi di diffondere un’adeguata cultura del benessere psicologico sensibilizzare alla prevenzione del disagio psichico
facilitare l’incontro con lo psicologo e lo psicoterapeuta divulgare corrette informazioni e sfatare pregiudizi incoraggiare e promuovere la cultura psicologica in Italia far conoscere gli ambiti di applicazione della psicologia fare chiarezza sulla professionalità dello psicologo e dello psicoterapeuta
PER TUTTO IL MESE DI MAGGIO 2009743 PSICOLOGI, PRESENTI IN TUTTE LE CITTÀ ITALIANE metteranno gratuitamente la propria esperienza e le proprie conoscenze a disposizione delle persone, incontrandole e fornendo informazioni sulla prevenzione e sul benessere psicologici, sulla psicologia e sugli psicologi

GLI PSICOLOGI OFFRIRANNO UN COLLOQUIO PSICOLOGICO GRATUITO
a chi ne farà richiesta, presso lo studio più vicino al luogo di residenza dell’utente
226 INIZIATIVE, SEMINARI, INCONTRI A TEMA ED ESPERIENZIALI GRATUITI si svolgeranno presso gli studi degli psicologi e presso luoghi pubblici
OGNI UTENTE DEL MIP RICEVERÀ MATERIALE INFORMATIVO GRATUITO PER SCEGLIERE PSICOLOGO E INIZIATIVA, PRENOTARSI, INFORMARSI

La separazione della coppia. Esperienza dolorosa.

La decisione di separarsi avviene attraverso un processo lento e doloroso per entrambi i componenti della coppia. Non sempre entrambi i partner riescono a fare questo passo. Può succedere che uno dei due, in genere quello che richiede la separazione, elabori prima dell’altro il distacco ed è quindi più autonomo, mentre l’altro rimane emotivamente coinvolto e non riesce a superare quest’esperienza vissuta, nella maggior parte dei casi, come un fallimento personale, uno smacco o un affronto.

La ricerca clinica evidenzia che nel divorzio è differente la posizione di chi lascia e di chi viene lasciato. In chi lascia sono prevalenti i temi della colpa, della vergogna e della paura di ritorsioni; in chi è lasciato sono prevalenti i temi dell’abbandono, del rifiuto, della disperazione e dell’esplosione della collera.

La separazione di fatto prima e legale poi non coincidono necessariamente con la separazione emotiva dei coniugi, anzi spesso questi due processi si verificano in tempi diversi.
La coppia è composta di tre parti, due individui e una relazione: io, tu, noi. Quando una coppia si separa è il Noi che necessita di essere rielaborato e modificato all’interno di un nuovo contesto. La separazione emotiva implica un processo che modifica i legami psicologici tra i due coniugi o che, comunque, li trasforma completamente (Oliverio Ferraris 1997).

La fine della relazione coniugale segna una frattura rispetto all’impegno assunto, religioso o civile, e al patto segreto della coppia, ovvero quella dimensione inconsapevole legata ai bisogni, ai desideri, alle paure di ciascun individuo che forma la coppia. Per questo non basta dichiarane la fine perché questa avvenga.
Esistono diverse situazioni in cui coloro che hanno sciolto il patto a livello dell’impegno non riescono a farlo relativamente al patto segreto. Questo è l’esempio del legame disperante in cui qualcuno nella coppia non può smettere di sperare in quel legame; si tratta di una difesa rispetto al dolore della fine (Cigoli, 1997). Nonostante gli ex coniugi vivano ciascuno per proprio conto e stringano nuovi rapporti affettivi, è proprio quel legame che conta e domina.
Un’altra forma che assume il legame disperante è quella per cui qualcuno, dovendo salvare a tutti i costi se stesso come capace di legame non può che annullare e distruggere la presenza dell’altro vissuto come male terrifico e persecutorio.

Obesità in età evolutiva... (2a parte)

Fattori sociali e psicologici

Nell´obesità quasi sempre ci sono fattori psicologici che verosimilmente giocano un ruolo nella formazione dell´obesità.
La madre che allatta offre al suo bambino non solo latte, ma anche supporto, calore, odore, cura, contatto visivo che soddisfa i suoi bisogni primordiali. Per questa ragione il cibo diventa, per la madre e il bambino, un modo di dare e avere e un veicolo per messaggi di amore o aggressione. Questo è il motivo per cui il cibo si carica di valori e simboli complessi (sociali, etnici, etici, religiosi ...) in ogni paese e in ogni cultura.
Il cibo acquisisce valore emotivo e spesso si configura come un mezzo per esprimere il proprio affetto, i sensi di colpa, il senso di insicurezza, diventa fonte di conforto, forma di compenso, ecc.
A questi vanno ad aggiungersi aspetti sociali: attività sedentarie, errati comportamenti alimentari, ecc.
L’obesità è un problema cui dare la giusta importanza: qualche chilo di tropo non è un dramma ma il sovrappeso può, con l’età, causare altri problemi fisici e psicologici.
È importante intervenire, come abbiamo già sottolineato, con un approccio multidisciplinare che comprenda l’apporto di medici, di esperti dell’alimentazione, di psicologi, di fisioterapisti, che accompagnino il ragazzo (o l’adulto) e i suoi famigliari ad una completa rieducazione alimentare e ri-attribuzione di significati al cibo ed alle sue valenze emotive.